Porridge choc chip cookies!/Biscottini di avena con cioccolato!

Italiani leggete sotto!

It appears I am on a diet, at last. A serious one. One of those where you log your food bit by bit, and you try to fit in your calories.

However, there are few things I enjoy more than chocolate chip cookies and coffee, so I replaced the coffee with tea (which I like with just a little milk, no sugar), but there wasn’t much I could do for the cookie part… Eating small chunks of dark chocolate is ok, but not quite the same.

In desperation, I, the one who cannot cook, and inspired by my sister’s recipe for gluten-free cookies, made up a recipe! I thought it would at best be a mess that would allow me to have some dippable chocolate, but no, they came out delicious, healthy, 62 calories per cookie and my daughter ate 8 out of 12 in one go (so they are child-yummy too!). Recipe below:

Please note: I decreased the sugar because I was using Paolo’s quick porridge oats, which contain sugar and golden syrup flavouring. If the porridge oats you use are plain you may want to up it to 30 grams. I am sure it will be even better with brown sugar, I just didn’t have any today. If you don’t eat butter, I’m sure it’ll be ok to replace it with whatever you normally replace it with, like coconut oil.
2 eggs, Medium Free Range
20 g, Butter (I used President’s Spreadable: no vegetable oil, just butter and cream, yumm)
20 g, Cook’s Belgian Dark Chocolate, chopped up
20 grams, White Granulated
76 g, Express Porridge Oats – Golden Syrup Flavour – Dry
All in bowl, mix mix mix mix (I used a wooden spoon).
Spoon into 12 cupcake cooking cups (smaller than muffins), place in fan oven at 175 degrees for 20 minutes, turn tray after ten.
Allow to cool or they will be too floppy.
The absolute best way to enjoy them is as below. To get and find out more about this wonderful biographical-adventure book, illustrated by Paolo Puggioni and how to help out an old dog, click here! 
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Pare che io sia finalmente a dieta. Di quelle serie, dove tieni conto di ogni singola caloria che mangi.

Purtroppo, ci sono poche cose che mi piacciono di più dei biscotti con le scaglie di cioccolato inzuppati nel tazzone di caffè. Ho quindi sostituito il caffè con il tè (che io bevo con poco latte e niente zucchero), ma non potevo fare granchè per la parte del biscotti. Mangiavo piccoli pezzi di cioccolato fondente, ma non è proprio la stessa cosa.

Nella disperazione, e ispirata dalla ricetta per i biscotti senza glutine di mia sorella, ho inventato una ricetta! Pensavo (chi mi conosce sa che non sono esattamente una cuoca) che sarebbe stata al massimo un pasticcio che mi avrebbe permesso  di avere del materiale cioccolatoso inzuppabile e invece no, sono venuti fuori deliziosi, salutari, 62 calorie per biscotto e mia figlia ne ha mangiati 8 su 12 in una botta sola! (quindi sono anche bambino-buoni). La ricetta:

Nota: ho diminuito lo zucchero perché stavo usando le bustine di porridge di Paolo, che contengono zucchero e aroma di sciroppo (golden syrup). Se i fiocchi di avena che usate sono semplici, magari tirate su lo zucchero a 30 grammi.
Sono certa che con lo zucchero di canna sarebbe ancora più buono, purtroppo non ne avevo a casa. Chi non mangia burro può sicuramente sostituirlo con quello che più gli piace, tipo olio di cocco.
2 uova, possibilmente da galline che hanno il permesso di girare (Free Range)
20 g, burro (Io ho usato quello spalmabile di President: senza oli vegetali, solo burro e panna yum yum)
20 g, Cioccolato fondente pe rcucinare, a pezzetti
20 g, Zucchero bianco
76 g, Fiochi d’avena veloci, aroma Golden Syrup  – Asciutti
Tutto in un ciotolone, mischia mischia mischia mischia (Io ho usato un cucchiaio di legno)
Distribuisci dentro 12 tazzette per fare i cupcake  (piùà piccole di quelle per muffin), mette in forno a 175 gradi per 20 minuti, girate dopo dieci.
Permette che si freddino, o rimarranno troppo morbide e non riuscirete a levarle dalle tazzine di carta da forno.
Il modo in assoluto migliore per mangiarli è illustrato sopra. Per acquistare e sapere di più su questo libro meraviglioso libro biografico di avventura, illustrato da Paolo Puggioni, cliccate qua (Traduzione italiana a breve)!
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Bagnetto – My Grandmother’s Recipes/Le Ricette di mia Nonna

From Paolo Puggioni‘s upcoming recipe book. Dal Libro di ricette di paolo Puggioni (English below)

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BAGNETTO

Quando io e la mia fidanzata andammo a vivere assieme lei dovette trasferirsi dalla Lombardia al Piemonte e ricordo che in quell’occasione, tra la quantità di cose da organizzare, dovemmo recarci nel capoluogo della regione, Alessandria, a sbrigare non so più quale faccenda. Una volta terminati i nostri affari, com’è d’uso attorno all’ora di pranzo per chi non ha più commissioni urgenti da sbrigare, ci fermammo in un bar del centro per un veloce aperitivo prima di pranzo. Vi erano i soliti stuzzichini disposti sul bancone di cui aprofittare liberamente e ricordo che Valentina intinse un crostino di pane in quella che per lei era un’anonima salsina dal verde intenso, per rimanere a bocca aperta e con gli occhi sgranati dallo stupore. “Cos’è questa cosa?” chiese stupita a nessuno in particolare. Io ed il barista ci guardammo un po’ attoniti, come tutti i piemontesi convinti che il Piemonte sia al centro di questo sistema solare e che il resto della specie umana e del creato intero vi circoli attorno col solo proposito di rimirarlo. “E’ bagnetto, ovviamente”, rispondemmo in coro. Valentina ha vissuto un po’ ovunque ma era la prima volta che si fermava in Piemonte. Tra lei e il bagnetto fu amore a prima vista.
Il bagnetto è un’altra di quelle cose acquisite da mia nonna che non sono mai riuscito a duplicare esattamente. Non fraintendetemi, vado fiero del mio bagnetto, lo sfoggio ogni volta che posso e chi lo assaggia si dispera strappandosi i capelli nell’attesa di apprezzarlo nuovamente. Quello di mia nonna è diverso, non capisco perché. Lo posso fare di fianco a lei, prendendo gli ingredienti dalle sue mani ed il suo rimane il più buono. E’ evidente che bara e che si ostina a nascondermi qualcosa.
Il bagnetto è una salsa tipicamente piemontese, per qualche ragione inspiegabilmente negletto in altre parti di Italia, tanto che chi lo scopre per la prima volta spesso confessa di non averne mai sentito parlare. Si accompagna con i bolliti in generale, anche con le uova sode se si vuole, ma ovviamente il suo partner ideale è il bollito di carne.
E’ mio dovere avvisarvi che per diverse ore dopo averlo mangiato non è consigliabile parlare alle persone a distanza ravvicinata.

Ingredienti:

4 mazzi di prezzemolo
1 uovo
concentrato di pomodoro
1 pugno di mollica di pane
Aceto di vino rosso
6 acciughe
2 cucchiai di tonno
2 cucchiai di capperi
3/4 spicchi d’aglio
Olio extravergine di oliva
sale

Il bagnetto è a base di prezzemolo, aglio e olio extravergine di oliva.
Le dosi di questa ricetta sono particolarmente nebulose, il prezzemolo vi è presente in grandi quantità e l’aglio deve sentirsi parecchio. L’olio di oliva è ciò che rende fluido il tutto quindi aspettatevi di usarne una discreta quantità.
Dopo averlo fatto moltissime volte riesco ad andare ad occhio ma sono stati necessari molti esperimenti. Il consiglio migliore è aggiungere gli ingredienti poco per volta, senza esagerare, sino a raggiungere il sapore giusto. Mi rendo conto che senza conoscere il sapore in precedenza l’opera può risultare particolarmente difficile.
In ogni caso tenete presente che nessuno degli ingredienti deve prevalere sugli altri, anche se naturalmente aglio e prezzemolo fanno da sfondo a tutto.
Se il prezzemolo è troppo poco la salsa risulta chiara ed è sbagliata. Se è troppo rispetto all’aglio ve ne accorgete perché, beh, sembra di mangiare prezzemolo crudo.
Vi è un rischio concreto di far sapere tutto di aceto quindi bisogna starci attenti. La stessa cosa accade col tonno, che è particolarmente vigliacco. Basta metterne un cucchiaino in più e la salsa sa solo di tonno.
Coi capperi e le acciughe non c’è da preoccuparsi, non capisco perché.
Ad ogni modo, la ricetta è relativamente semplice perché il lavoro lo fa tutto il mixer.
Frullate assieme l’aglio, il prezzemolo ed un poco di olio, il giusto da dare un po’ di fluidità alla mistura dei due ingredienti. Devono essere sminuzzati perfettamente quindi metteteci pure il tempo che serve.
Prendete “un po’” di mollica di pane ed intingetela nell’aceto. La misura giusta è circa un pugno. Se avete pugni grandi come remi di barca utilizzatene solo metà, insomma, non ce ne vuole una grossa quantità. Strizzatelo un pochino, non deve grondare aceto, se vi accorgete che il bagnetto sa troppo di prezzemolo o aglio potete sempre aggiungerne qualche goccia in seguito per dare il giusto sfondo acido alla mistura.
Unite il pan bagnato agli ingredienti ed aggiungete un paio di cucchiaini di tonno, l’uovo, un po’ di concentrato di pomodoro, due cucchiai di capperi (aggiungetene se è il caso) e le acciughe, che ovviamente devono essere dissalate e deliscate.
Salate quanto basta, due o tre pizzichi di sale andranno bene, anche quello si può aggiungere qualora il bagnetto fosse insipido.
Aggiungete l’olio di oliva. Non siate avari, ce ne vuole un sacco, alla fine il bagnetto deve risultare cremoso. Frullate tutto assieme ed assaggiate, quasi sempre è necessario regolare gli ingredienti. Deve avere uno sfondo pungente che è dato dalle acciughe e dall’aceto, quindi se il sapore è noioso provate ad aggiungerne un po’. Se non sentite il tonno va benissimo, come vi ho detto è subdolo e sta cercando di giocarvi, non fatevi tentare. L’aglio si deve sentire. Non esagerate ma se alla fine il bagnetto non “pizzica” la lingua dovete aggiungerne uno spicchio o due.
Una volta pronto si serve assieme alla carne bollita, ricoprendo ogni fetta con la salsa.
Vi è la possibilità di diventare integralisti del bagnetto e di arrivare a mangiarlo prima spalmato sul pane poi direttamente col cucchiaio. Se ne diventate dipendenti come è capitato a me ricordatevi almeno di non farlo poco prima di una serata importante, o di andare dal dentista, a meno che non gli vogliate davvero male.

BAGNETTO

When my now-wife and I moved in together she had to move from the Italian region of Lombardy where she was living at the time to the Piedmont region. One day we had to go to the region’s capital, Alessandria, to sort out some errand or other. When we finished our business, as is customary around lunchtime for Italian people who have finished with any urgent errands, we stopped at a bar in the town centre for a quick aperitivo before lunch. The usual free snacks were on the counter. Valentina dipped a piece of toasted bread in what to her was an unspecified deep green sauce. She was dumbfounded, her eyes wide open. “What IS this stuff!?” she asked, flabbergasted, to nobody in particular and to all around. The bartender and I looked at each other in confusion: like all Piedmontese people we knew Piedmont to be at the centre of this solar system and that the rest of the human species and the entire creation revolves around it with the sole purpose of admiring it. “Why, it’s bagnetto, of course”, we answered in unison. Valentina has lived all over the world but this was the first time she had stopped in this part of Piedmont. Between Bagnetto and her, it was love at first sight.

Bagnetto sauce is another of those things I learnt from my Grandmother but was never able to equal. Don’t get me wrong, I am proud of my bagnetto, I show off any time I get the chance and those who have tasted it tear their hair out in despair as they await their next chance to try it. My Grandmother’s is different, I don’t know why. I can do it standing next to her, taking the ingredients right out of her hands, and yet hers remains the best. She clearly cheats and insists on hiding something from me.

The bagnetto sauce is typically Piedmontese, and for some inexplicable reason it is neglected in other parts of Italy, to the extent that those who discover it for the first time often confess they’ve never heard of it before. It is an excellent dip, and is good with eggs too, but of course its ideal partner is bollito (Italian stew).

It is my duty to warn you against speaking to people at close range for various hours after eating it.

Ingredients:

4 bunches of parsley
1 egg
tomato paste
1 fistful of hardened bread
red wine vinegar
6 anchovies
2 spoonfuls of tuna
2 spoonfuls of capers
3/4 garlic cloves
extra virgin olive oil
salt

Bagnetto is based on parsley, garlic and extra virgin olive oil.
This recipe’s doses are especially cloudy: use large quantities of parsley and let the garlic stand out. Olive oil is what makes everything fluid, so expect to use lots of it.

After doing it countless times this is my best guess on quantities, but it took a lot of experimenting. My best advice would be to add the ingredients little by little, never overdoing it, until you reach the right flavour. I realise that not knowing what it’s meant to taste like beforehand doesn’t help.

As guidance, keep in mind that none of the ingredients should prevail over the others, although of course garlic and parsley will be principal. If the parsley isn’t enough the sauce will be too light and that’s wrong. If it’s too much compared to the garlic you will notice it because it will be like eating raw parsley.

There is a definite risk that it’ll all taste of vinegar so be careful with that. The same thing can happen with the tuna, which is especially cunning. You just need a teaspoon too many and the sauce will only taste of tuna. For some reason you don’t need to worry about capers and anchovies.

The recipe is relatively simple because the blender does all the necessary work.

Blend the garlic and the parsley with a little oil to give fluidity to the mix of the other two ingredients. They must be perfectly chopped up so take as long as you need.

Take “some” breadcrumb and dip it into the vinegar. The right measurement is about a fistful. If your fists are as big as boat oars use about half. Basically, you don’t need a lot. Squeeze it a little, so it doesn’t drip vinegar. If you notice later that the bagnetto tastes too much of parsley or garlic add a few drops more, to give the right acidic background to the mixture.

Add the wet bread to the ingredients with a few teaspoons of tuna, the egg, a little tomato paste, two spoonfuls of capers (add more if necessary) and anchovies, which obviously have to be desalted and cleaned.

Add salt to taste, two or three pinches of salt should be fine. That too can be added later should the bagnetto be too bland.

Add the olive oil. Don’t be stingy, you’ll need a lot of it, the bagnetto has to be creamy at the end. Blend the lot and taste it, you will almost certainly need to adjust the ingredients. It should have a tangy background given by the anchovies and the vinegar, so if the taste is dull try to add some. If you can’t taste the tuna that is fine, as I told you it is subtle and is trying to trick you, don’t get tempted to add more. You have to taste the garlic. Don’t overdo it but if at the end if the bagnetto doesn’t tingle your tongue you’ll need to add a clove or two.

Once ready serve with the bollito, covering each slice with the sauce.

You may become bagnetto fundamentalists and get to the point of eating it spread onto bread at first, then directly with a spoon out of a bowl. If you become as hooked as I was remember at least not to eat it just before an important date, or just before you go to the dentist, unless you really hate his or her guts.

Stufato di Coniglio/Rabbit Stew

Read before/Leggi Prima: RAGÙ DI CARNE/RAGÙ BOLOGNESE

STUFATO DI CONIGLIO

Lo stufato di coniglio di mia nonna è uno dei miei piatti preferiti. Per qualche strana ragione in casa di mia nonna è un piatto fisso in almeno uno dei giorni attorno alle feste comandate importanti, Pasqua o Natale, nonostante a quanto ne sappia io non è ufficialmente considerato un piatto da festa.

Questa ricetta è ugualmente applicabile alla o alla gallina faraona, vi basta sostituire una di queste due parole tutte le volte che incontrate la parola “lepre”.

Sebbene la carne di coniglio sia tra le mie preferite, il vero motivo per cui adoro questo piatto è che il sugo di cottura è delizioso come condimento delle tagliatelle, anche queste una ricorrenza in casa di mia nonna tutte le volte che si cucina uno stufato.

Tradizionale in casa sua assieme alle tagliatelle è la frase, pronunciata con viso grave, “attenti agli ossicini”. La volta in cui mia nonna si dimenticherà di dirlo qualcuno si perforerà il palato con un frammento di osso di coniglio e morirà sul colpo, dimostrando che per tutti questi anni non si è preoccupata per nulla.

Ingredienti:

2/3 sedani
2/3 carote
2 cipolle
1 lepre
2 bottiglie 750 ml. vino rosso da tavola, possibilmente barbera, nebbiolo, chianti, lambrusco, merlot (max 12 vol.)
6 spicchi d’aglio
4 foglie d’alloro
4 chiodi di garofano
2 rami rosmarino

Tagliare grossolanamente la lepre a pezzi, sciacquarla sotto l’acqua per levarne il sangue residuo ed adagiarla in una pentola capiente.
Tagliare a pezzi non troppo grossi le verdure ed unirle alla carne.
Ricoprite il tutto con il vino, aggiungere il rosmarino, l’alloro, i chiodi di garofano, tre spicchi d’aglio e coprite. Non usate vino di gradazione alcolica troppo alta o il sapore risulterà troppo forte.

Lasciate riposare per 24 ore.

Trascorso questo tempo prelevate la carne dalla marinatura e sciacquatela con l’aiuto di un colapasta.

Prelevate anche le verdure, conservando il liquido, e sminuzzatele finemente.
In una pentola capiente ricoprite il fondo di olio extravergine di oliva, (extravergine di oliva, non barate), fate soffriggere tre spicchi d’aglio sino a quando non sono dorati ed aggiungere le verdure.

Lasciate appassire a fuoco medio quindi aggiungete la carne e fatela rosolare mescolando continuamente per una decina di minuti.

Utilizzate il vino adoperato per la marinatura per coprire completamente la carne, salate quanto basta e lasciate cuocere a fuoco medio per circa un’ora e mezza, mescolando di tanto in tanto.

Il vino deve evaporare completamente lasciando un sugo denso di bella consistenza.

Parte del fondo di cottura può essere prelevato e frullato assieme a qualche pezzo di carne per ottenere un ottimo sugo, generalmente utilizzato per accompagnare “pasta della domenica” come tagliatelle all’uovo o pasta ripiena, da ricoprire di parmigiano reggiano come se non ci fosse un domani.

Copyright Paolo Puggioni

RABBIT STEW

My Grandmother’s rabbit stew is one of my favourite dishes. For some strange reason, it is a set dish in Margherita’s house on at least one of the days around the main holidays, such as Easter or Christmas, even though as far as I know it is not officially a festivity dish.

This recipe can be applied equally to hare or guinea fowl, you just need to replace one of the two words every time you encounter the word “rabbit”.

Despite rabbit meat being among my favourite, the real reason why I adore this dish is that the cooking sauce is delicious as a condiment for tagliatelle, also a recurrence in my Grandmother’s house every time a stew is cooked.

As well as the tagliatelle, a tradition in her home is the statement, pronounced with a grave face, “attenti agli ossicini! (watch out for the little bones!)”. A day will come when my Grandmother will forget to say it and someone will pierce their palate with a rabbit bone fragment and drop dead on the spot, thus proving that for all these years she hadn’t been concerned for no reason.

Ingredients:

2/3 celery sticks
2/3 carrots
2 onions
2 rabbits (or 1 hare)
2 750 ml bottles of table red wine, possibly barbera, nebbiolo, chianti, lambrusco, merlot (max. 12 vol.)
6 garlic cloves
4 bay leaves
4 cloves
2 rosemary twigs

Cut the rabbit in pieces, rinse it under water to remove residual blood and place it in a large pan.

Cut the vegetables into smallish pieces and add them to the meat.

Cover everything with the wine, add the rosemary, the bay, the cloves, three garlic cloves and cover. Don’t use wine that’s too strong or the taste will be too harsh.

Leave it to marinade for 24 hours.

Remove the meat from the marinade and rinse it in a colander.

Take out the vegetables as well, keeping the liquid, and mince them finely.

In a large pan cover the bottom with extra virgin olive oil, (extra virgin olive oil, no cheating), brown three garlic cloves until they are golden and add the vegetables.

Let it wither at medium heat then add the meat and brown it, stirring constantly for ten minutes.

Use the wine you used for the marinade to completely cover the meat, add salt to taste and let it cook on medium heat for about an hour and a half, stirring occasionally.

The wine has to evaporate completely, leaving a thick sauce with good texture.

Some of the cooking juices can be scooped up and whisked with some pieces of meat to obtain an excellent sauce, generally used to accompany “Sunday pasta” such as egg tagliatelle or filled pasta. Cover with parmesan like there’s no tomorrow.

Translated by Val Diana