La Cucina di Mia Nonna/My Grandmother’s Cooking

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LA CUCINA DI MIA NONNA

Mia nonna è italiana, con una radice italiana che sprofonda fieramente a terra, impossibile da sradicare. E, come ogni italiano che abbia vissuto lontano da casa, è tra i più feroci detrattori della propria terra, prima tra tutti a puntare il dito sui suoi difetti ed appassionata nel difenderla se qualchedun’altro l’accusa.

La cucina di mia nonna non può non essere italiana. Non la cucina italiana da vetrina, fatta di sformati estetici, creme delicate e composizioni audaci. È la cucina italiana più legata alla tradizione, a volte cucina di fortuna, fatta di ingredienti semplici e facili da reperire, eppure curiosamente frammista di elementi insolitamente estranei di cucina araba, sudamericana, nordeuropea, impossibile da riassumere.

A questo proposito mi sovviene di aver letto in un autorevole libro di cucina italiana una citazione dal celebre Kitchen Confidential di Anthony Bourdain che recitava:

“E anch’io ero stupefatto. Vi ricordate, non sono mai stato un fan della cucina italiana.

Ma quando arrivai a Le Madri, il mio primo giorno, vidi che gli scomparti del frigo erano completamente vuoti. Vidi che la salsa di pomodoro, il brodo di pollo, la pasta, il pane – in poche parole, tutto – veniva preparato al momento (la salsa di pomodoro veniva preparata al momento con pomodori pelati freschi e con i semi). Ero Sbalordito”

Kitchen Confidential – Anthony Bourdain – Harper Perennial ed.

Nonostante come molti apprezzi l’autore, mi sono trovato a storcere il naso di fronte alla superficialità dell’affermazione. Come si può dire di essere – o non essere – un fan della cucina italiana? L’insieme è talmente vasto e diversificato che la frase perde completamente senso, quasi quanto dire “non sono un fan del cibo” o “dei colori”. Si può essere o non essere fan di un piatto, di un ingrediente, ma non della cucina in generale, è davvero eresia.

Non vi è un vero denominatore comune della cucina italiana. Vi sono elementi che ne sono tipici e peculiari – come l’olio d’oliva – ma che non la includono, ne sono solo parte. Talvolta.

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MY GRANDMOTHER’S COOKING

My Grandmother is Italian, her deep Italian roots sinking proudly into the land, impossible to eradicate. And, as with all Italians who have lived away from home, she is one of the fiercest critics of her own land, the first to point her finger against its defects but passionate in defending it if someone else accuses it.

My Grandmother’s cooking could only be Italian. Not shop-window Italian cooking made of aesthetically pleasing pies, delicate creams and audacious compositions. This Italian cooking is closely tied into our tradition, it’s the cooking “with what you’ve got”, made up of simple and easy to find ingredients, yet curiously mixed up with unusually foreign elements such as Arabic, south American and northern European cuisine, impossible to classify.

I remember reading a quote from Kitchen Confidential by Anthony Bourdain, on a respected Italian cookbook, who stated:

“And I was dazzled. Remember, I was not a fan of Italian food.

But when I arrived that first day at Le Madri, saw that the walk-ins were absolutely empty, saw how tomato sauce, chicken stock, pasta, bread – in short, everything – was made fresh (the tomato sauce from fresh, seeded, peeled tomatoes), I was stunned”

Kitchen Confidential – Anthony Bourdain – Harper Perennial ed.

I found myself frowning at the superficiality of this statement. How can you say you are – or aren’t – a fan of Italian food? The whole of it is so vast and diversified that the phrase loses meaning completely, like saying, “I am not a fan of food” or “of colours”. You can be or not be a fan of a dish, of an ingredient, but not of this whole cuisine in general, that is true heresy.

There really isn’t a common denominator for Italian cuisine. There are elements that are traditional and particular, such as olive oil, but they do not define it. They are only part of it sometimes.

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An Introduction to My Grandmother’s Recipes/Introduzione alle Ricette di Mia Nonna

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INTRODUZIONE

Nel mio ideale di pace perfetta non ho niente di particolarmente pressante da fare, non ci sono sveglie nei dintorni ed io sto sonnecchiando girandomi tra coperte profumate di ammorbidente. La luce tiepida di una tarda mattinata d’inizio estate filtra da tende che dondolano pigre, mosse appena da una brezza leggera che sa di Mar Ligure. Nel mio ideale di pace perfetta tutto è sole e calore, ma non troppo. La temperatura adatta da giustificare uno strato di lenzuola tra cui rotolarsi e la luce sufficiente per farmi aprire gli occhi. Nell’aria c’è un profumo accennato di pomodoro fresco, olio d’oliva ed aglio leggermente abbrustolito, e la voce sommessa di mia nonna che canta canzoni che solo lei conosce. Si può dire che l’ideale di pace perfetta che la mia immaginazione ama talvolta accarezzare sia una mattina qualsiasi di una mia estate da adolescente, trascorsa come ogni altra estate tra le cure di mia nonna.

Tutto in lei sembra riuscire ad avere un personalità maestosa e mantenere al contempo una discrezione ed una modestia che non te ne fa stancare mai. Il profumo appena suggerito che indossa da mezzo secolo, la voce sonora e argentina che ha cullato tutti noi, e soprattutto, ovviamente, la sua cucina. Niente di questo mai invadente od eccessivo, ormai moderato dall’esperienza e dalla pratica di decenni.

Tre generazioni di zii e cugini si sono addormentate e svegliate con la stessa  voce melodiosa nelle orecchie, e non dubito che una buona parte di loro abbia le stesse mie identiche visioni di profumate mattine estive.

Per mia nonna cucinare è ed è sempre stato un atto di amore, niente a che vedere con la necessita’ di nutrirsi. è il creare la musica di sottofondo sopra cui ballare, parlare, chiacchierare e confessarsi. è la traduzione del concetto astratto di armonia nell’elemento tangibile del cibo, il suggerire ai sensi l’idea della perfezione.

Per mia nonna, sarta per una vita, la perfezione non è la ricerca febbrile e spasmodica  in cui molti si affannano. È la disinvolta necessità che si acquisisce nel dover misurare le cose al millimetro, abbinare colori, far combaciare asole e bottoni, cucire maniche simmetriche. È un pizzico di questo ed un pugno di quello, perché così, non si sa come, è perfetto.

Per me, come per la nutrita schiera dei suoi discendenti, gli odori della cucina di mia nonna sono penetrati a fondo nel palato e nella memoria, per osmosi, per genetica o forse solo per amore, tanto che mi è impossibile aprire una scatola di pomodoro senza che mi assalga vigliaccamente il ricordo.

Capirete senza che mi debba dilungare ulteriormente quanto sia naturale e necessario per me raccogliere in un libro le sue ricette. Non si parla solo di continuità o di necessità, né dell’esigenza di perpetuare alcuni dei caratteri che hanno composto una famiglia, di affermare un’identità. Qui si parla, semplicemente, del mio prosaico ideale di pace perfetta, all’olio d’oliva e pomodoro fresco.

Copyright by Paolo Puggioni

INTRODUCTION

My idea of perfect peace is having nothing especially urgent to do and no alarm clocks in sight, as I nap happily turning in softener-scented covers. An early summer light sifts through curtains dangling lazily in the late morning, only vaguely stirred by a light breeze that speaks of Ligurian Sea.

In my idea of perfect peace everything is sunny and warm, but never too much: just the right temperature for a single sheet to roll around in and light enough to persuade me to open my eyes. A delicate scent of fresh tomatoes, olive oil and slightly browned garlic hangs in the air, and my grandmother’s hushed voice sings songs only she knows. One could say that my idea of perfect peace is basically any one morning in my adolescent summer, spent, like all others, in my grandmother’s care.

Everything about Margherita is a part of a majestic personality but is at the same time discreet and modest, so you never grow tired of her. That mere hint of perfume she has been wearing for half a century, her resonant and silvery voice that has lullabied all of us, and above all, of course, her cooking. Never invasive or excessive, always moderated by experience and decades of practice.

Three generations of aunts, uncles and cousins have fallen asleep with the same melodious voice in their ears, and I am sure many of them share scented summer mornings reveries identical to my own.

My grandmother always felt cooking is an act of love, nothing to do with the basic need to feed ourselves. It is about creating a musical background to chat and open up to. It’s translating the abstract concept of harmony into the tangible element of food, which suggests the feeling of perfection to the senses.

For Margherita, a seamstress, perfection is not feverishly and fretfully sought after, as it would be for many others. It is a careful necessity acquired by necessarily measuring everything to the millimetre, combining colours, matching eyelets to buttons, sewing symmetrical sleeves. It’s a pinch of this and a fistful of that, because that is how, for reasons unknown to us all, you get perfect.

To me, as well as for the well-fed ranks of her descendants, my grandmother’s kitchen’s aromas have penetrated our palate and our memory, by osmosis, through genetics or just through love, so much so that I can’t open a tin of tomatoes without the memory of her pouncing on me unannounced.

You can easily see how natural and necessary it is for me to collect her recipes in one book. We are not just speaking of the need for continuity, or the need to perpetuate some of the features a family perpetuates in order to affirm its identity. We are quite simply speaking of my prosaic idea of perfect peace, with its warm scent of olive oil, and fresh tomato.

Translated by Valentina Sarno

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