The best feedback/Il miglior commento

*Italiano sotto*

As a translator, I should really post more often about the challenges we face. That “we” is important: before the internet, blogging and forums, it was very easy to be isolated while working, and not really know how working as a translator was for other translators!

The best feedback I received in the past few years for my work was “Ti Lovo!” (I love you in Italenglish), as a reply to my sending forward the very rough first draft of the first quarter of the book. To me it summed up so much. It meant my author (whom I am translating from Italian into English, but is very fluent in English himself) was happy with the way I was treating his baby, his work. Considering its part-autobiographical/part-fictional nature, it also meant he was happy with the way I was treating his confessions, and his history. I was so touched I struggled with the right response then gave up and just didn’t, I don’t think there was any need.

What I would have wanted to say was… thank you. Thank you for realising the care and feeling I put into my work. Thank you for knowing that although the beauty of translating for a living author is that you can give me constant feedback and I can sharp-tune my reading of your text to exactly how you feel it should be, so I expect to review it and review it again, changing it and tweaking it, I feel you recognise that I care about your work, and a lot of effort goes into trying to grasp your meaning, your choice of words, style, and your content and redeliver it to a whole new set of readers as closely as possible.

True, as translators will often find, it already means a lot to us when you accept our quote to begin with, giving us the respect you’d give any other tradesperson. It would mean even more if you pay the advances as asked and pay promptly when agreed. That, however, just seems to be something you need to accept when doing this job: as a freelance translator, you can expect that a) you will not usually be paid as agreed b) they will ask you to charge as little as possible, but expect you to deliver a luxury-rate job that requires four times the amount of hours and therefore charge they were willing to pay for c) they will sometimes turn their back and say “job done, goodbye”, which can be very saddening. It happens a lot that a translator is seen as someone you feed a file to, and he or she spits it out translated.

So, to occasionally have very good and professional people pay you on the dot and respect your work, such as La Mura or La Moka (site updating, please bear with them) in Italy: extremely professional companies, should you ever need their services (maybe it’s the La in their name:)), or to have someone truly appreciate and value your work, is cause for extreme jubilation.

P.S. After translating myself into Italian below, I realise how what according to me is an absolutely perfect translation into Italian of my English thoughts, wouldn’t be considered as such by most clients. They would argue there seem to be parts missing, text is misplaced and not every word was rendered or too many were added. And yet, most translators would probably agree with me that given the chance (and customer trust), this is closer to how we would translate.

%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%

Il miglior commento al mio lavoro che io abbia ricevuto negli ultimi anni é stato dall’autore il cui libro sto traducendo in questo periodo. Premesso che questo libro é parte-autobiografia parte-romanzo, quindi un lavoro ancora più personale del già intimo lavoro di qualsiasi autore, avere come risposta alla mia mail contentente la prima bozza di traduzione del primo quarto del suo libro “Ti lovo” (ti amo in itanglese) mi ha fatto gioire e mi ha commossa.

Vorrei scrivere più spesso di quanto sia difficile questo lavoro, da un punto di vista personale. Quando non c’era internet era più difficile capire che per la stragrande maggioranza dei traduttori la vita é cosi: clienti che ti chiedono il prezzo più basso che più basso non si può che tu, normalmente facendo una fatica pazzesca a trovare lavoro, ti trovi ad accettare. Dopodiché però pretendono una qualità da lavoro di lusso… che richiederebbe a te quattro volte il tempo e l’impegno per cui loro hanno pagato. Per carità, lo fai, ma così facendo ti precludi altri lavori, e quindi altre entrate per compensare la minima paga che ti hanno conveinta ad accettare. Insomma, fare il traduttore se non sei assunto da una grossa azienda o se non sei parte del “giro protetto” vuol dire lavorare come un pazzo se vuoi camparci.

Spesso però, vuole anche dire non avere un granché di ritorno da parte dei tuoi clienti: frettolosi, indifferenti, credo che spesso pensino che un traduttore sia una macchina in cui carichi un file in italiano e lei te lo sputa fuori in inglese. Sarebbe anche bellissimo che i clienti ti pagassero quanto pensi di costare, che ti pagassero puntuali e come accordato, come faresti con qualsiasi altro commercio. Purtroppo questo pare essere il cruccio del mestiere: per qualche motivo, i traduttori vanno pagati quando ti pare, se ti pare (capita) e quanto ti pare.

Quando poi, come me, decidi di tradurre solo libri o comunque testi personali, ci metti tutto il tuo essere: tutta la conoscenza linguistica che hai accumulato tra studi e anni di lavoro, ma anche la tua esperienza e conoscenza di scrittore, e in più tutta la sensibilità, la conoscenza delle persone, e di come funziona il mondo. E’ vero che il lavoro l’ha scritto un altro, ma tu devi entrare nella testa e nel cuore di quella persona e ripeterne il contenuto al mondo il più fedelmente possibile. Non è davvero un lavoro semplice, per quanto sia meraviglioso, per quanto ti riempia di gratitudine, ma davvero non è una cosa che paghi alla stregua della traduzione di un fogliettino di marketing.

Ma tant’è, ogni tanto succedono cose come questa, e con un semplice “Ti Lovo” senti la gratitudine di chi ha capito che stai facendo del tuo meglio per capire lui, capire la sua scrittura e la sua storia.

P.S. Dopo aver tradotto mè stessa, mi rendo conto di come quella che per me è una traduzione fedelissima dall’inglese all’italiano (penso molto diversamente in una lingua piuttosto che nell’altra), per la maggior parte dei clienti non sarebbe affatto una traduzione! Mancano pezzi, il tono è diverso, non dico le stesse identiche cose negli stessi identici punti… Molti traduttori concorderanno con me che se potessimo, questo è più vicino a come tradurremmo: peccato che la maggior parte dei clienti non capisce che paese che vai, lingua in cui pensi, parole che usi.

Advertisements

Translating and publishing your book/Tradurre e pubblicare il tuo libro

1

Ed ecco che oggi iniziano tre settimane di vacanza per la mia bambina. Al contempo, io giusto venerdì scorso (in tempo per la sua festa di compleanno) ho finito e consegnato il primo dei 5 libri su cui stavo lavorando, il che significa che adesso ho un po’ di tempo per andare avanti nel organizzazione della mia attività o accettare altri lavori (forse un paio di mesi).
Un mio amico mi domandava cosa succede nell’editoria per le traduzioni. Una delle cose che non ho ancora avuto tempo di fare da quanto ho ripreso a lavorare come traduttrice full-time è stato informarmi in modo più approfondito su questo.
Quello che ho scoperto finora, grazie ai libri che ho già tradotto, è che se sei un autore pubblicato, metti, da una casa editrice italiana che quindi possiede i diritti sul tuo libro, fare tradurre il tuo libro richiede (queste informazioni sono per l’Inghilterra, ma l’editore che me le ha spiegate mi ha detto che questo vale per tutta l’editoria almeno europea) che tu:
trovi un editore straniero, poniamo inglese.
Il tuo nuovo editore inglese, posto che abbia deciso di tradurre il tuo libro, dovrà chiedere i diritti al tuo editore italiano. SOLO il tuo editore inglese lo può fare.
Il tuo editore italiano potrà concedere o negare tali diritti alla pubblicazione della traduzione, e farà pagare al tuo editore inglese un tot.
Il tuo editore inglese dopodiché farà tradurre il tuo libro a chi vuole lui. Se sei in buoni rapporti, o sei famoso, o altre circostanze, potrai forse chiedere al tuo editore inglese di assumere il traduttore che vorresti tu. Ma è a sua discrezione. L’editore poi deciderà come viene distribuito, e via dicendo. La stessa cosa, a proposito, vale per gli illustratori, almeno a grandi linee. Se qualcuno che legge qui sa che le cose stiano diversamente si faccia sentire! 🙂

Questo significa che se vuoi avere la totale e assoluta autonomia decisionale su come sarà il tuo libro tradotto, ti conviene farlo tradurre tu PRIMA che venga pubblicato da qualche parte. Non solo potrai scegliere il traduttore che vuoi tu, ma il costo sarà quello che deciderai tu, e decidi tu se farlo o meno, e come (su che formato, eccetera) pubblicarlo.
Interessante notare che un editore cercherà sempre di far valere il proprio diritto decisionale sulle traduzioni.
Quando l’autore è invece contento che sia qualcun altro a farlo e i diritti non sono chiarissimi (come uno dei più autorevoli esperti sulla pesca sul luccio britannico, che era bene felice che lo scrittore che io stavo traducendo traducesse il suo libro), un modo per svicolare e fare come gli pare lo trova.
Ad Unlooping vogliamo sveltire questo processo, e siamo ben felici di parlare con autori, editori e traduttori perché questo piano piano avvenga.
Personalmente sto aumentando i miei contatti e piano piano vorrò conoscere sempre più traduttori, per poter poi indirizzare eventuali autori verso la persona che secondo me potrà fornire il servizio più affidabile per tradurre la loro preziosa creazione.
Io credo che più ci leggiamo, più ci apprezzeremo e ci conosceremo. Leggere e scrivere è la chiave per arrivare all’amore e alla pace, ed io desidero partecipare seppure nel mio piccolissimo ruolo in questo grande processo.

Today is the beginning of three weeks of holiday for my child. And it was just this past Friday that I finished (just in time for her birthday party) the translation into English of the first of 5 books I was working on, which means I now have a little more time to progress further in the organization of my business or to accept new jobs (perhaps a couple of months).
A friend of mine was asking me the other day what happens in the publishing business regarding translations. One of the things I haven’t had much time for since I resumed working as a full-time translate was to find out more about this subject.
What I do know so far, through the books I have been translating, is that if you are an author who has been published, say, by an English publisher, they will be the owners of the translation rights on that book. Therefore, translating your book requires that (this information is from England, but the publisher who explained them to me said that this is the case for all publishing, at least European):
you find a foreign publisher, say an Italian one.
your new Italian publisher will need to ask your English publisher for the right to translate your book. ONLY your Italian publisher can do that (not you, not your translator).
Your English publisher may or may not concede said rights for the translation, and will ask your Italian publisher to pay a certain sum if they do (they usually do, providing you pay of course).
Your Italian publisher will get your book translated by whoever they choose. If you are in a good relationship, or if you’re famous, or other circumstances, you MAY be able to request that your book is translated by the translator you chose. But it’s at their discretion. The publisher will then decide where and how it will be distributed, and so on. The same thing, by the way, goes for illustrations, at least more or less. If anybody reading this knows differently please feel free to let us know! 🙂

This means that if you want to have absolute control over your book’s translation, you had better have it translated BEFORE it is published somewhere. Not only will you then be able to chose the translator you prefer, you will pay for the translation what you decide, and decide how (on which format, etc.) you will publish it.
It is interesting to note that a publisher will always try to ensure their rights are respected when it comes to translations. But when the author is quite happy for someone else to translate their book and the rights situation is not entirely clear (as one of the greatest pike fishing experts explained when he was saying that he would be quite happy for the Italian author I was translating to translate his book) he or she will always find a way to sneak out of it.
At Unlooping we aim to speed up and unloop this process, and we are very happy to discuss things with authors, publishers and translators to make this gradually happen.
I am personally increasing my contacts and I hope to get to know an increasing number or translators and authors and publishers in order to then be able to direct each of them towards the counterpart they most need I order to look after their precious creations.
I believe that the more we read each other, the more we will cherish and know about one another. Reading and writing is key to love and peace, and I wish to play my small part in that process.

A translator is also a writer

A very simple concept, and yet surprisingly vague for most.

In the days of Google Translate, it is even more likely that a lot of people think of translation as a fast, unfeeling and uncreative process. Though believe me, this was true even back in the days of Babelfish and before.

A new colleague at my old job told me how his favourite book of all time was a translation from the Spanish, The Shadow of the Wind. He said that he noticed in it certain turns of phrases, a set up of the language and a use of words he would never expect to find in a book written directly in English. His translator, Lucia Graves, tells us a little of translating process in this article about her.

At the same time, when you read Gregory Rabassa‘s translation into English of One Hundred Years of Solitude, I know that the feelings you will get whilst reading hem will be similar to those I got when reading this, one of my favourite novels of all time, in the original Spanish.

If you are an author, you would love for someone to translate at a similar level what you have written. However,as it stands now, it is not the author who chooses the translator, it is the publisher. You see, when you publish a novel, that publisher has translation rights over your novel. It will be their choice who to get it translated by, and even whether to have it translated at all. Your new prospective publisher (say, an Italian one) needs to ask your English publisher for those rights and then your Italian publisher will nominate one of a select few translators to do the job. It takes forever, if it it’s going to happen at all. You may want to get your book translated first, and you might want to have complete control over how it’s done. My skills as a writer are used to this purpose: I get into and understand your style, your intention and where you’re coming from, and do my very best to convey exactly that.

I also like to unloop this process. I like to offer a professional translation service that won’t cost a fortune for those authors who are as yet unpublished, and perhaps want to translate their text so that they have more publishers they can send it to. I get to do what I love most, translate and write books, and authors get to work out the easiest and more affordable way to pay me. When it’s done, with plenty of feedback and revisions, when the author is happy, all I need is for my name to be linked to that translation, and for you to go and explore a thousand more chances to get your work published.

Writing is a process that takes everything out of you, how can I convey even a small part of that if I don’t understand what writing is? If what i normally do is translate brochures?

When you translate a book, you need to love words, love reading, love writing and love the book you are working on. There are no shortcuts.