Like when you put salt in your coffee instead of sugar

Well, actually, not like that at all. I just did that, see, and so I thought of how that is the first time I ever did that, and what an odd feeling it is: thoroughly unpleasant, and yet, it’s not really that tragic is it?

What I was thinking about this morning was the naturalness of languages. I have some very good British friends who have recently moved here, and they reminded me how they think I am speaking a foreign language when I speak English. So do other British friends. If I had any American friends, or friends from New Zealand (where I grew up and spoke English as the first language I ever spoke, and thus it would be considered my “Mother Tongue” or my “native” language), they would certainly feel the same, as I have lost any trace of NZ accent.

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My mum and I in New Zealand

However, when I speak Italian, it is also foreign to me: it feels like a language I learnt very well: when I was at University I would pride myself in my knowledge of it, and yet, whereas foreign friends might consider it my first language, Italian friends know different: I don’t speak any dialect well, just words and expression here and there, my accent varies quite dramatically depending on whom I’m speaking to (accents vary from Milanese, to Brianzolo, to Roman, to a spattering of Tuscan in the right context) and I very often don’t know expressions, cultural in-jokes and so on. Spanish used to be the most natural of all, it might have been because I spoke it from 5 to 11 years of age in South America (though two different countries, so I’m sure accents varied there too) so nobody cared what a little girl sounded like, and when I was living in Spain, in Andalusia, they thought I had a perfectly natural South American accent and to my joy their first guess as to my nationality was “Hang on, you’re from… Argentina right?” (it was the wrong guess, as I never lived in Argentina, but it felt better than “I can’t place your accent, where are you from?” because I felt I was “from” nowhere in particular, and I never knew how to answer that question

When your national identity is defined only by your name or the passport you hold, it is very difficult to feel like you are ever at home. You are always the “one from somewhere else”. It can be handy sometimes, because, for example, here in Salento where they see I have ways that differ quite greatly from their own I am called “The English lady with the big dog”, when I am certainly not English, but it ensures they are not offended when I do not follow cultural norms of social behaviour. In Northern Italy I was “La Peruviana”, and so on. I feel like I have written about this many times before, but as you can imagine, it is still very present in my life.
When translating, or even when teaching, people (both clients and schools and agencies) expect you to fit one mould: which is your native language?
And it makes sense actually, not so much for the language, but because when you speak many languages picked up form even more countries or regions, you miss out on a tremendous amount of knowledge: TV memes, cultural traditions, moods and feelings and behaviours which will always be alien to you.
Am I saying that thus I am not a qualified translator or teacher?
I am merely admitting that keeping up with others’ definitions of what is “natural” for you is tiring, and perhaps yes, teaching and translating means being constantly aware and constantly researching what a “native” would say, but, sometimes, even feel in response to something.
This is partly why I have become more of a writer and less of a translator. I need to speak in my own language, which is when I speak in three or even four languages combined, mixed up, and thrown in there casually, and make up my own inside jokes and expressions.

My first book, House of Blue, is published here. It has a magical realist feel and was a sort of dream of a possible future, beginning as something I would wish for but ending being filled with realistic outcomes. It is set in Norway, for some reason, a country I never lived in, and involves characters who are composites of people I actually know, sometimes barely changed.

My second book begins in Bangkok and will span all the places and continents I actually know. In this book, I finally hope to find my home.

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Lezioni di Inglese

Approfitto di una lezione rimandata per parlare di come sta andando con l’insegnamento dell’inglese.
Non ne ho parlato molto qui perché sono sempre sommersa di cose di fare. Ma, nelle mie intenzioni, c’è quella di iniziare a pianificare le mie giornate: mettere ordine nel (tendenzialmente allegro) chaos che contraddistingue la mia esistenza.
Buffo come non abbia trovato ancora la voglia, il tempo e l’occasione di pianificare il mio tempo, ma ci arriverò.
Dunque: all’inizio della mia fase adulta, dopo la maturità, fu inevitabile che insieme all’interpretariato in fiera e nelle aziende e alle mie prime traduzioni, iniziassi ad insegnare anche le lingue. In fondo all’epoca ero assolutamente ancora trilingue, dovevo solo studiarmi un po’ di grammatica, o seguire il libro datomi dalle scuole di lingue per cui lavoravo.
Mi piacque subito: ogni studente o gruppo di studenti era diverso e presentava nuove sfide, ispirazioni e quant’altro. Insegnavo inglese agli italiani, ma anche spagnolo e qualche volta mi capitava anche di insegnare italiano agli stranieri.
Dopodiché è iniziata una lunga serie di spostamenti, nuova università, poi figli, cambio di paesi, di regioni… insomma, mantenere l’insegnamento non fu più possibile.
In Inghilterra, nessuno voleva imparare l’italiano e non riuscii ad entrare nei contesti dove poter insegnare inglese agli stranieri che entravano in Inghilterra.

Al rientro in Italia, dunque, ho iniziato a riprendere in considerazione l’insegnamento. Purtroppo nel frattempo avevo sviluppato parecchia ansia sociale, rimanevo presissima con mille cose da fare, non volevo mollare le traduzioni con le quali mi garantivo una piccola entrata fissa, e quindi non l’ho mai veramente lanciato. Però ha fatto in tempo a prenotarmi una nuova nostra amica, una persona così piacevole che era impossibile resisterle.

Con lei abbiamo deciso di seguire un metodo “intuitivo”. Come per molti aspetti della mia vita, anche professionale, a me piace molto (e considero la mia forza) adattarmi alla persona che ho davanti. Quindi prima di comprare libri di testo da seguire, ho pensato andiamo passo passo e vediamo cosa è meglio per lei.
Ho notato che le è piaciuta molto una lezione del corso di inglese del National Geographic, che insegnava concetti grammaticali intorno alla storia di un orfanotrofio per elefanti. Purtroppo quel programma è estremamente complicato da ottenere.

Grazie ad internet, ho sempre trovato varie esercizi, consigli su come spiegare questo o quel aspetto di grammatica, attività, eccetera. Ma dopo qualche mesetto di lezioni, ho concluso che quelle migliori sono quelle scritti ad hoc da me.
Solo così, infatti, posso usare esattamente il linguaggio e il livello della mia allieva, senza dovermi rifare ad un arbitrario Beginner, Elementary, Lower-Intermediate e via dicendo.
Sto seguendo il corso di qualifica TEFL Cambridge, ed è utilissimo, ma mai come la mia bellissima lezione centrata sull’argomento rose.

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Almeno, a me è piaciuta e la mia allieva ha commentato che ha sentito questa lezione essere estremamente produttiva.
Comprendeva punti grammaticali che abbiamo seguito finora, commenti personali sulle rose, sul farsi spedire le rose, i tipi di rose, chi sono i grandi creatori di questi magnifici fiori, la differenza tra un negozio Inglese e un equivalente Americano, differenze di spelling e tono, eccetera. Chi volesse vederla può scaricarla a questo link di Google Drive.

 

 

Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 1

[Scroll down for English]
Da quando sono arrivata in Italia, esattamente un anno fa ieri, ma anche da prima di lasciare l’Inghilterra, mi ripromettevo di arrivare in Italia e fare tutto in regola. Prima di lasciare l’Italia nel 2006, andavo dalla CISL a farmi fare la contabilità perché volevo essere completamente in regola. Non avendo commercialisti furboni né la scaltrezza che viene insita all’italiano che deve sopravvivere, ovviamente, collassai sotto l’inefficienza del sistema, e me andai pur dovendo pagare un tot di tasse che mi lasciò sconvolta, dato che non solo erano troppo alte rispetto a quelle che avevo guadagnato, ma erano fisicamente di più di quanto avessi guadagnato! Non c’era verso per me di pagarle, non avevamo una lira in due, e dovevamo partire per un nuovo lavoro quindi non c’era tempo di provare a capirne la logica.
Quando abbiamo deciso di trasferirci in Italia dopo Brexit anziché la Spagna, il Portogallo o altro, sapevo che c’era una possibilità che lo stato italiano venisse a richiedermi quei soldi. Mio marito invece sperava fossero caduti in prescrizione. Io ero fatalista: andrà come deve andare. Non solo stavo tornando in Italia e volevo fare tutto in regola, ma stavo addirittura dicendo all’Agenzia delle Entrate che volevo tornare a fare la traduttrice.
Le condizioni della Partita IVA sono cambiate notevolmente, tanto che anche uno che guadagna poco come me, forse stavolta può permettersi di fare quei pochi soldi e di farli in regola.
Sapevo quindi che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe avuto alcun problema a trovarmi. D’altronde, se voglio lavorare come si deve la Partita IVA devo averla per forza, e se mi avessero chiesto di pagare migliaia di euro, io semplicemente non li ho, non possiedo beni, quindi boh, che facciano un po’ come credano.
Nonostante io abbia presentato la domanda per aprire la Partita IVA entro i termini richiesti, cioè prima del 30 gennaio, non ho ancora una Partita IVA. È arrivata invece una letterina dell’Agenzia delle Entrate del mio ultimo comune di residenza che mi chiede i soldi che già erano troppi da pagare all’epoca, moltiplicato quasi per tre, per i ritardi.
Io ho risposto all’incaricato che ahimè, i soldi non li avevo prima né li ho adesso, che risiedevo all’estero regolarmente iscritta all’AIRE e non mi era arrivata alcuna notifica, e che non è possibile che mi abbiano recapitato alcun avviso nel 2008 in quanto non ero in Italia all’epoca. Che però comunque, non li avevo prima, e non li ho adesso, e se la benedetta agenzia dell’Entrate a Lecce non si fa sentire, non li avrò per tanto, tanto tempo.
Da una parte una vaga, antica ansia mi pervade. Dall’altra mi dico: non ho davvero nulla da perdere, nulla per loro da prendere: amen!
La cosa buffa, da sempre per me, è il mio costante tentativo di fare le cose onestamente, ma se per qualsiasi motivo non sono in regolissima al 100%, mi si becca sempre. E, ovviamente, non c’è verso per me di fare la furba, neanche per le cose più piccole, perché mi beccheranno SEMPRE.
È un tratto di famiglia, pare.
Mio nonno paterno apparteneva ad una famiglia che possedeva fior di alberghi e ristoranti a Capri e a Ischia. O forse entrambi. Dopodiché un fratello prese il vizio del gioco e andò tutto in malora. Mio nonno si fece carico di aiutarlo, ma nel processo perse lui quasi tutto. Mio nonno era poi diventato Procuratore della Repubblica. Era amico di Pertini, pare. Era talmente onesto nel suo lavoro, che gli tolsero un lavoro che riguardava Sofia Loren, in quanto non accettava di fare la minima eccezione e lei era una star. Mia nonna, di famiglia nobile di Puglia poi, immagino, impoverita, gli diceva che apprezzava la sua integrità, ma tutti i suoi colleghi rotolavano nei soldi e lui invece… Perché mio nonno non prese mai un soldo che non gli spettasse correttamente.
Mio padre, da piccolo, visse a lungo in una famiglia povera. Ma onesta!
Mio padre poi, con tutte le peripezie (che racconta nella sua serie di libri che consiglio vivamente, Una Vita Improbabile, acquistabile qui il primo – Europa Edizioni – con la copertina purtroppo vecchia, e qui – IBS il secondo, con la copertina di Paolo Puggioni) dovrebbe essere ricco! Ma non lo è, perché tutta la sua vita ha cercato di fare le cose in regola e si è dedicato troppo ad aiutare chi pensava avesse bisogno di aiuto (spesso dei furboni, come il fratello di mio nonno) anziché sé stesso.
Ed io? Io beh, non ho mai avuto la possibilità di diventare ricca perché prestissimo capii che cosa bisognasse fare per diventare ricchi e da subito non mi interessò, tutto quello sbattimento. Se mi entrava un soldo usciva subito. Non ho mai invidiato nessuno per i soldi che io non avevo perché sapevo che in qualsiasi momento avrei potuto cambiare stile di vita, priorità, eccetera e avrei potuto anch’io avere molti soldi.
Presi una decisione molto presto che determinò la direzione della mia vita, e non me ne pento.
Ora vivo in un luogo meraviglioso, e non ho mai un euro da parte, ma ce la facciamo a pagare quel che ci serve e stiamo benissimo. L’Agenzia delle Entrate ancora non ha risposto alle mie molte richieste, e quindi tuttora non possiedo Partita IVA, e quindi non posso lavorare più di tanto anche volendo, in quanto non posso fatturare grosse cifre. Ma non me ne preoccupo, aspetto. Se un giorno mi chiederanno tutti arrabbiati di pagare tasse per lavoro che non ho fatto, farò loro vedere che io ci ho provato a fare le cose giuste, ma loro non hanno risposto.
L’altro giorno camminavo con il mio cane anziano sul lungomare, felice di ogni raggio di sole, e intorno a me 4 persone sono passate parlando, camminando veloce per rimanere in forma, vestiti sportivi costosi, scendendo da macchine costose, la mattina presto, mare blu, e chi al telefono e chi con un altro erano tutti a parlare di soldi.
Soldi soldi soldi.
I soldi non servono più per fare le cose, i soldi sono il motivo per cui si fanno le cose.
Ma non si vive male così?

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Since I arrived in Italy, exactly one year ago yesterday, but also before leaving England, I promised myself to arrive in Italy and do everything by the book. Before leaving Italy in 2006, I went to the Workers’ Union to do my accounting because I wanted to do everything by the book. As I didn’t have clever accountants nor an Italian’s inherent cunning to survive, of course, I collapsed under the inefficiency of the system, and I left even though I had to pay an upsetting amount of tax that was not only too high compared to what I had earned, but was physically more than I had earned! There was no way for me to pay it, we didn’t have a penny between us, and we had to leave for a new job so there was no time to try to understand the logic behind it.
When we decided to move to Italy after Brexit instead of Spain, Portugal or other sunny countries, I knew that there was a chance that the Italian state would ask for that money. My husband, on the other hand, hoped enough time had passed that they would be time-barred. I was fatalistic: it will be as it will be. Not only was I returning to Italy and I wanted to do everything by the book, but I was even telling the Inland Revenue that I wanted to go back to being a translator.
The conditions for a VAT number (obligatory in Italy even from a very low amount of income) have changed considerably, so much so that even one who earns very little, like me, perhaps now can afford to make that little money and do it by the book.
So I knew that the Inland Revenue would have had no problem finding me. On the other hand, if I want to work properly I must have a VAT number, and if they ask me to pay thousands of euros, I simply do not have them, I don’t own any assets, so they can do what they want.
Although I submitted my application to open the VAT number within the required deadline, i.e. before the 30th of January, I don’t have a VAT number yet. Instead, I received a letter from the Inland Revenue of my last town of residence, asking me for the money that was already too much to pay at the time, multiplied almost by three, due to the delay.
I replied to the man in charge that, alas, I didn’t have the money before and I don’t have it now, that I lived abroad, regularly registered with the Register of Italians abroad and I had received no notification, and that it is not possible that I saw a notice they sent to my last address in 2008 because I wasn’t in Italy at the time. But anyway, I didn’t have them before, and I don’t have them now, and if the blessed Inland Revenue of Lecce doesn’t wake up, I won’t have them for a very long time.
On the one hand a vague, ancient anxiety pervades me. On the other hand I say to myself: I really have nothing to lose, nothing for them to take: too bad!
The funny thing, as always, for me, is my constant attempt to do things honestly, but if for any reason I’m not 100% in line, I always get caught. And, of course, there’s no way I can try to be sly about anything, not even for the smallest things, because they’ll ALWAYS catch me.
It’s a family trait, it seems.
My paternal grandfather belonged to a family that owned hotels and restaurants in Capri and Ischia. Or maybe both. Then a brother got a gambling habit and everything went to hell. My grandfather decided to help him, but in the process he almost lost everything. My grandfather then become a State Prosecutor. He was a friend of Pertini, Italy’s most beloved President, it seems. He was so honest in his job that they took a job involving Sophia Loren off him, as he didn’t accept making the slightest exception and she was a star. My grandmother, from a noble family of Puglia which then, I imagine, became impoverished, told him that he appreciated his integrity, but all his colleagues rolled in the money and he instead … Because my grandfather never took a penny that he wasn’t correctly entitled to.
My father, as a child, lived in a poor family for a long time. But they were honest!
My father himself, with all his adventures (which he tells in his series of books that I highly recommend, An Improbable Life, available here – Amazon UK – and here – Amazon UK the second, with covers by Paolo Puggioni ) should be rich! But he isn’t, because all his life he tried to do things with honesty but devoted too much to helping those whom he thought needed his help (often rascals, like my grandfather’s brother) rather than himself.
And me? Well, I never had the chance to get rich because I knew very quickly what to do to get rich and immediately I didn’t care for it, all that effort. If any money came my way, it left me just as quickly. I have never envied anyone for the money I didn’t have because I knew that at any time I could have chosen to change my lifestyle, my priorities, etc. and I could have a lot of money too.
I made a decision very early that determined the direction of my life, and I don’t regret it.
Now I live in a wonderful place, and I’ve never got a single euro to spare, but we can pay for what we need and we’re fine. The Inland Revenue still hasn’t responded to my many requests, and therefore I still don’t have a VAT number, and therefore I can’t work too much even if I wanted to, as I can’t invoice large amounts. But I don’t worry, I wait. If one day they will angrily ask me to pay taxes for work that I haven’t done, I will show them that I tried to do things by the book, but they haven’t answered.
The other day I was walking with my old dog along the waterfront, happy with every ray of sunshine, and around me 4 people passed me by talking, walking fast to stay fit, expensive sports clothes, getting out of expensive cars, early in the morning, blue sea, and whether on the phone or talking with another they were all talking about money.
Money money money.
Money is no longer something you need to do things, money is now the reason for doing things.
But isn’t that an unpleasant way to live?

Language learning for kicks…starting our sluggish brain oppure come imparare una nuova lingua e far ripartire il cervello.

I am learning German.

Actually I’ve been wanting to, and occasionally working towards, learning German for a couple of years now… I just get swamped with work and writing so I keep leaving it. Ever since I watched “Wings of Desire” (in German with subtitles, of course, the only way a foreign film should be watched) I realised that German was not a harsh language at all, it can be beautiful, poetic, and just lovely.

When I started running, after my third pregnancy, to try and lose the weight, I realised that when they said it makes you feel good they weren’t kidding. It would me a true “runner’s high” and I could physically feel those serotonin levels rising. Unfortunately, it also caused a little bone to fall through my foot and thus I was diagnosed (eventually) with hypermobility. So no more running for me. NEVERTHELESS!

The point is, learning a new language, gives you a similar thrill. At first you might feel clumsy, foggy, lazy… then something clicks and bang! Your brain is thanking you, as though you’d given it fresh water after a walk through the desert (what a terribly obvious image, I know, I did imply my brain felt sluggish).

So don’t be lazy, watch those foreign films in their original language (I loved watching Black and Stranger* on Netflix: Koraean drama!), read a book and choose a language to learn!

It puzzled me that they shared a similar storyline (in many elements!). Does anyone know anything about Korean dramas that I don’t?

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Sto imparando il tedesco.

In realtà, è da un paio d’anni che ho iniziato ad imparare il tedesco … Poi vengo sommersa dal lavoro e dalla scrittura, quindi continuo a lasciarlo.

Da quando ho visto “Il Cielo sopra Berlino” (in tedesco con i sottotitoli, ovviamente, l’unico modo per guardare un film straniero) mi sono resa conto che il tedesco non è affatto un linguaggio duro, può essere bello, poetico e piacevolissimo. Qua il video della poesia iniziale con la versione doppiata se proprio volete farvi del male (altrimenti più su trovate quella con i sottotitoli in inglese), e qua invece la traduzione della poesia in italiano.

Quando ho iniziato a correre per cercare di perdere peso dopo la mia terza gravidanza, mi sono resa conto che quando dicevano che correre ti fa sentire bene non stavano scherzando. Era un vero “runner high”, un forte senso di euforia, e sentivo fisicamente quei livelli di serotonina che salivano. Sfortunatamente, ha anche fatto sì che “cadesse” un ossicino del piede, per cui mi è stata diagnosticata (eventualmente) l’ipermobilità. Quindi niente più corse per me. COMUNQUE!

Il punto è che imparare una nuova lingua ti dà un brivido simile. All’inizio potresti sentirti goffo, ottuso, pigro … poi qualcosa scatta e bang! Il tuo cervello ti ringrazia, come se gli avessi dato acqua fresca dopo una passeggiata nel deserto (che immagine terribilmente ovvia, lo so, avevo infatti sottinteso che il mio cervello si fosse impigrito).

Quindi non impigrirti, guardati quei film stranieri nella loro lingua originale (mi è piaciuto guardare Black and Stranger * su Netflix: drammi coreani!), leggiti un libro e scegliti una lingua da imparare!

*Mi ha confuso che condividessero una trama simile (in molti elementi!). Qualcuno sa qualcosa dei drammi coreani che io non conosco?

European English

Up to recently, whenever you were writing for a European website, you would use UK English. In fact, seeing a European website written with the American spelling (color … ughhh) was almost disturbing.

It made sense for English UK to be used as the official language for the English version of a European website, because the UK was part of Europe and English originated there.

Time has passed for England: they are no longer at the head of an Empire, they are now the smallest of all English speaking countries (except perhaps for Malta), and American English is still predominant in countless manifestations of the written, even spoken English.

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Countries with English as an Official Language and the Language of Instruction in Higher Education

Anguilla
Ireland, Northern Singapore
Antigua and Barbuda Ireland, Republic of Solomon Islands
Australia Jamaica South Africa
Bahamas Kenya Swaziland
Barbados Lesotho Tanzania
Belize Liberia Tonga
Bermuda Malawi Trinidad and Tobago
Botswana Malta Turks and Caicos Islands
British Virgin Islands Mauritius Uganda
Cameroon Montserrat United Kingdom
Canada (except Quebec) Namibia Vanuatu
Cayman Islands New Zealand Wales
Dominica Nigeria Zambia
England Papua New Guinea Zimbabwe
Fiji St. Kitts and Nevis
Gambia St. Lucia  
Ghana St. Vincent and the Grenadines  
Gibraltar Scotland  
Grenada Seychelles  
Guyana Sierra Leone  

 

Feeling has a lot to do with language. After the war in Italy, it was the Americans most people remembered as the liberators, not the English. American was the language used in films, in popular TV shows, which people who wanted to learn English watched. American English was just as requested as UK English in Italian language schools.

In the translations world, there may have been a little more discrimination, it was up to whatever market the website was intended for. But generally speaking, it made sense to use UK English for anything that wasn’t specifically aimed at the US market, even if it wasn’t specifically aimed at the UK market.

Now, not so much.

Especially when it comes to the English language, whom a dear friend used to define “A bitch”. The English language has known and become so many different forms, accents, vocabulary, that, in the words of a BBC Radio 4 show producer, “There is no such thing as a correct way to pronounce an English word”.

And yet, we all liked the idea of a sort of homeland for the English language. As Europeans, especially, we laughed along with the humorous teasing of the Northern American English as being “not the proper English”. Remember this letter to the US revoking their independence? It’s still funny.

Matters are quite different now. Whether or not you are a lover of the ideals behind the European Union, it is a fact that the UK has chosen to get out. If it doesn’t really make sense to use this flag for an English version of a European websites

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does it really still make sense to use this one?

ukflag

Perhaps we should start using the pretty Irish flag (sorry Malta, you’re too little!)

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When speaking out of a European context, would it be fair to say that speaking English the way any of the above countries do, if it differs from UK English, is “incorrect”? For the first time in many years, I finally feel that any English, even a mixture of origins such as my Spanish is (my Spanish combines Spanish from Andalucia and Madrid (from my studies and life experience – as well as from Peru and Venezuela), is just fine, even if we do continue to use the UK flag.

 

IAPTI and translating ethically

I have very happily become a member of IAPTI (see my profile page here)
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Needless to say, these days it seems most are concerned with what us, as translators, can offer in terms of quality, reliability, promptness, precision and so on, but very little is usually offered in terms of customer courtesy, prompt payments, fair fees and so on.
But what can you do? We love our job! With this, I intend to assure you of what you will receive from me, but also encourage you to read up on what might be nice to get from you.

Here’s to making the world a more understandable place!

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Con grande piacere sono diventata membro di IAPTI (la mia pagina qui)

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Inutile dire che di questi tempi pare che la maggior parte siano preoccupati di cosa possiamo offrire noi traduttori, per quanto riguarda qualità, affidabilità, velocità e precisione, ma molto poco viene di solito offerto in termini di cortesia del cliente, pagamenti puntuali, tariffe giuste e via dicendo.

Ma che ci vuoi fare, amiamo il nostro lavoro! Con questo intendo assicurare voi di quello che riceverete da me, ma anche incoraggiarvi a dare un’occhiata di cosa sarebbe carino potersi aspettare da voi.

Un brindisi a un mondo più comprensibile!

 

Relocating to Italy, working as a freelance translator and teacher.

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My daughter on her favourite pony, Silvano The Patient One

I suddenly found myself working in a beautiful place, a horse riding school, and training centre holding proper competitions and so on, called Centro Ippico Il Monte Centro Ippico Il Monte in Copertino (A Guardian article about Salento, Puglia).Immersed in vineyards and olive groves, it is organising bi-weekly summer camps during which children from very young (4) to about 12 learn to ride or perfect their riding skills, they learn about what the countryside is like, food preparation, arts and crafts and the like. They also, and that’s where I come in, decided to give access to a native English teacher for their kids.

I used to teach English, Italian and Spanish a few years ago. It was natural at the time, to work with small groups, whether organised by a school or by myself, all with similar ages, objectives and levels.

I meant to start working as a teacher again in September, once my daughter resumed school and once my husband moved here with us from the UK, but this opportunity came up and my daughter was of the right age and she could come along, so I was thrilled to dive into this experience.

A few observations:

  • Kids, as always, are wonderful to teach: they are usually keen, easily made to be curious, and are very open about their objectives and interests so it is very easy to adapt to them, and provide them with exactly the level and type of learning they require. Adults can be far more secretive and are often expecting you to “lay it out for them”, rather than openly saying “Ok, Teacher, this is what I want”!
  • As regards the point above, there are in teaching, as well as in translation, various approaches by professionals themselves. Everyone has their method and their idea. Mine was always to adapt to the student. Which is why, as you can imagine, having many many children of very, very different ages, levels of ability and interests, is incredibly challenging! But exciting too: I wonder, what will I do next? How can I overcome this little snag? (and by little snag you can sometimes read: absolute mayhem and chaos caused by a few kids that get bored the instant the approach does not cater specifically to them! Kids, I tell you, they are HONEST).
  • I remain, however, truly impressed when I come across a kid, and I often do, who has decided he or she wants to improve their English. No parent needs to convince them, no teacher needs to impose on them, they know what they want, why they want it, and how they will use it. I am talking of 5 to 12-year-olds here. It is impressive.
  • The very little ones, as I learnt through teaching classes of very tiny tots, can be even more impressive: as long as you’ve had the time and the means to organise lessons around their own bright little minds. The ease and quickness with which they pick up on songs, rhymes and laughs are astounding. However, put them in a room with slightly older kids trying to learn, and you’re done for. They are demolishers.
  • There is a need for English in this region, as this part of Italy with its astounding beauty and willingness to work hard and to do what they do with the utmost care and attention, is worth advertising abroad. Salento specifically does not just offer turquoise, Caribbean-like beaches. It offers art, architecture, skilled work and crafts and no-nonsense and yet truly pleasant people to interact with. More people need to do business with this area, and the language of business is still English. Though of course, should there ever be a wish for some Spanish lessons, I would be most happy to oblige, as a bit of my heart still lies in that very Caribbean of which we spoke.
Trasferirsi in Italia, lavorando come traduttore freelance e insegnante.Improvvisamente mi sono trovata a lavorare in un posto bellissimo, una scuola di equitazione, centro di addestramento e maneggio chiamato Centro Ippico Il Monte.
Immerso in vigneti ed uliveti, organizza campi estivi di due settimane, durante i quali i bambini dai più piccoli a circa 12 anni imparano a cavalcare o perfezionare le loro abilità, conoscono la campagna, la preparazione del cibo, arti ed artigianato e così via. Hanno anche, e qui entro in ballo io, deciso di dare accesso ad un insegnante madrelingua ai loro ragazzi.

Io insegnavo inglese, italiano e spagnolo qualche anno fa. Era naturale a quel tempo lavorare con piccoli gruppi, organizzati da una scuola o da me, tutti con età, obiettivi e livelli simili.

Avevo intenzione di riprendere a lavorare come insegnante a settembre, una volta che mia figlia avesse ripreso la scuola e una volta che mio marito ci avesse raggiunte qui dall’Inghilterra, ma è arrivata questa opportunità e mia figlia è dell’età giusta e può aggiungersi a noi quindi sono stata entusiasta di immergermi in questa esperienza.

Alcune osservazioni:

  • I bambini, come sempre, sono meravigliosi da insegnare: sono appassionati, facili da rendere curiosi e molto aperti sui loro obiettivi ed interessi, rendendo molto semplice adattarsi a loro e fornire esattamente il livello e il tipo di apprendimento che richiedono. Gli adulti possono essere molto più chiusi e spesso si aspettano che tu “metta tutto sul tavolo pronto”, piuttosto che dire apertamente “Ok, insegnante, questo è quello che voglio”!
  • Per quanto riguarda il punto sopra, ci sono nell’insegnamento, così come nella traduzione, diversi approcci da parte dei professionisti stessi. Ognuno ha il proprio metodo ed idea. La mia è sempre stata di adattarmi allo studente. Ecco perché, come si può immaginare, avere molti molti ragazzi di età, livelli di abilità e interessi molto diversi, è incredibilmente impegnativo! Ma anche eccitante: mi domando, cosa posso fare ora? Come posso superare questo piccolo ostacolo? (E a volte per ostacolo si intende: un assoluto e totale caos causato da alcuni ragazzi che si annoiano nell’istante stesso in cui l’approccio non si rivolga specificamente a loro! I bambini, ti dico, sono SINCERI).
  • Rimango però veramente impressionata quando incontro un ragazzo o una ragazza, e spesso succede, che ha deciso che vuole migliorare il proprio inglese. Nessun genitore ha bisogno di convincerli, nessun insegnante deve imporsi, loro sanno ciò che vogliono, perché lo vogliono e come lo useranno. Sto parlando di ragazzi dai 5 ai 12 anni. È impressionante.
  • I più piccoli, come ho imparato facendo gruppi di insegnamento dell’inglese a bimbi molto piccoli in Italia, possono essere ancora più impressionanti: purché tu abbia il tempo e i mezzi per organizzare lezioni che si adattino alle loro piccole brillanti menti. La facilità e la rapidità con cui imparano canzoni, rima e risate è sorprendente. Tuttavia, mettili in una stanza con bambini leggermente più anziani che cercano di imparare, e sei finito. Sono demolitori.
  • C’è bisogno di inglese in questa regione, perché questa parte dell’Italia con la sua straordinaria bellezza e la sua volontà di lavorare duramente e di fare ogni cosa che fanno con la massima cura e attenzione, vale la pena di essere pubblicizzata all’estero. Il Salento in particolare non offre solo mare turchese, spiagge come quelle caraibiche. Offre arte, architettura, lavoro qualificato e artigianato e persone che fanno le cose fatte bene ma al contempo sono veramente piacevoli da interagirci. Più persone dovrebbero fare affari con questa zona, e il linguaggio degli affari è ancora l’inglese. Anche se, naturalmente, se ci fosse un desiderio di qualche lezione di spagnolo, sarei felice di provvedere, dato che un po’ del mio cuore rimane ancora in quegli stessi Caraibi di cui si parlava.
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