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INTRODUZIONE

Nel mio ideale di pace perfetta non ho niente di particolarmente pressante da fare, non ci sono sveglie nei dintorni ed io sto sonnecchiando girandomi tra coperte profumate di ammorbidente. La luce tiepida di una tarda mattinata d’inizio estate filtra da tende che dondolano pigre, mosse appena da una brezza leggera che sa di Mar Ligure. Nel mio ideale di pace perfetta tutto è sole e calore, ma non troppo. La temperatura adatta da giustificare uno strato di lenzuola tra cui rotolarsi e la luce sufficiente per farmi aprire gli occhi. Nell’aria c’è un profumo accennato di pomodoro fresco, olio d’oliva ed aglio leggermente abbrustolito, e la voce sommessa di mia nonna che canta canzoni che solo lei conosce. Si può dire che l’ideale di pace perfetta che la mia immaginazione ama talvolta accarezzare sia una mattina qualsiasi di una mia estate da adolescente, trascorsa come ogni altra estate tra le cure di mia nonna.

Tutto in lei sembra riuscire ad avere un personalità maestosa e mantenere al contempo una discrezione ed una modestia che non te ne fa stancare mai. Il profumo appena suggerito che indossa da mezzo secolo, la voce sonora e argentina che ha cullato tutti noi, e soprattutto, ovviamente, la sua cucina. Niente di questo mai invadente od eccessivo, ormai moderato dall’esperienza e dalla pratica di decenni.

Tre generazioni di zii e cugini si sono addormentate e svegliate con la stessa  voce melodiosa nelle orecchie, e non dubito che una buona parte di loro abbia le stesse mie identiche visioni di profumate mattine estive.

Per mia nonna cucinare è ed è sempre stato un atto di amore, niente a che vedere con la necessita’ di nutrirsi. è il creare la musica di sottofondo sopra cui ballare, parlare, chiacchierare e confessarsi. è la traduzione del concetto astratto di armonia nell’elemento tangibile del cibo, il suggerire ai sensi l’idea della perfezione.

Per mia nonna, sarta per una vita, la perfezione non è la ricerca febbrile e spasmodica  in cui molti si affannano. È la disinvolta necessità che si acquisisce nel dover misurare le cose al millimetro, abbinare colori, far combaciare asole e bottoni, cucire maniche simmetriche. È un pizzico di questo ed un pugno di quello, perché così, non si sa come, è perfetto.

Per me, come per la nutrita schiera dei suoi discendenti, gli odori della cucina di mia nonna sono penetrati a fondo nel palato e nella memoria, per osmosi, per genetica o forse solo per amore, tanto che mi è impossibile aprire una scatola di pomodoro senza che mi assalga vigliaccamente il ricordo.

Capirete senza che mi debba dilungare ulteriormente quanto sia naturale e necessario per me raccogliere in un libro le sue ricette. Non si parla solo di continuità o di necessità, né dell’esigenza di perpetuare alcuni dei caratteri che hanno composto una famiglia, di affermare un’identità. Qui si parla, semplicemente, del mio prosaico ideale di pace perfetta, all’olio d’oliva e pomodoro fresco.

Copyright by Paolo Puggioni

INTRODUCTION

My idea of perfect peace is having nothing especially urgent to do and no alarm clocks in sight, as I nap happily turning in softener-scented covers. An early summer light sifts through curtains dangling lazily in the late morning, only vaguely stirred by a light breeze that speaks of Ligurian Sea.

In my idea of perfect peace everything is sunny and warm, but never too much: just the right temperature for a single sheet to roll around in and light enough to persuade me to open my eyes. A delicate scent of fresh tomatoes, olive oil and slightly browned garlic hangs in the air, and my grandmother’s hushed voice sings songs only she knows. One could say that my idea of perfect peace is basically any one morning in my adolescent summer, spent, like all others, in my grandmother’s care.

Everything about Margherita is a part of a majestic personality but is at the same time discreet and modest, so you never grow tired of her. That mere hint of perfume she has been wearing for half a century, her resonant and silvery voice that has lullabied all of us, and above all, of course, her cooking. Never invasive or excessive, always moderated by experience and decades of practice.

Three generations of aunts, uncles and cousins have fallen asleep with the same melodious voice in their ears, and I am sure many of them share scented summer mornings reveries identical to my own.

My grandmother always felt cooking is an act of love, nothing to do with the basic need to feed ourselves. It is about creating a musical background to chat and open up to. It’s translating the abstract concept of harmony into the tangible element of food, which suggests the feeling of perfection to the senses.

For Margherita, a seamstress, perfection is not feverishly and fretfully sought after, as it would be for many others. It is a careful necessity acquired by necessarily measuring everything to the millimetre, combining colours, matching eyelets to buttons, sewing symmetrical sleeves. It’s a pinch of this and a fistful of that, because that is how, for reasons unknown to us all, you get perfect.

To me, as well as for the well-fed ranks of her descendants, my grandmother’s kitchen’s aromas have penetrated our palate and our memory, by osmosis, through genetics or just through love, so much so that I can’t open a tin of tomatoes without the memory of her pouncing on me unannounced.

You can easily see how natural and necessary it is for me to collect her recipes in one book. We are not just speaking of the need for continuity, or the need to perpetuate some of the features a family perpetuates in order to affirm its identity. We are quite simply speaking of my prosaic idea of perfect peace, with its warm scent of olive oil, and fresh tomato.

Translated by Valentina Sarno

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